-CENNI STORICI

Già in epoca preistorica la zona di Chiuro fu certamente abitata: lo testimoniano i reperti archeologici trovati a Castionetto e ora conservati presso il Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio.
Furono pure rinvenute monete che attestano lo stanziamento o il transito di truppe, fuggiaschi e mercanti in epoca romana.
Il nome del paese dovrebbe essere di origine retico-etrusca con tema in Clur, come asserisce lo studioso Renzo Sertoli Salis. In un documento del 918 appare per la prima volta come de loco Clure.
Per l'alto Medioevo le fonti documentarie non ci permettono di formulare ipotesi attendibili circa le vicende storiche del paese. Per avere notizie più sicure bisogna giungere almeno all' XI secolo, epoca in cui Chiuro faceva parte della Pieve di Tresivio e aveva già un cappellano fisso.
Anticamente il borgo era costituito da diverse contrade, tra cui primeggiava Gera; non ne rimane traccia; la furia del Valfontana, il torrente che è strettamente legato alle vicende storiche di Chiuro, i Grigioni nella loro calata del 1487, la peste del 1630, i saccheggi dovuti al continuo passaggio di soldatesche ne determinarono la rovina.
Fin dal XIII secolo Chiuro si organizzò in Comune. La popolazione fu divisa in Quadre e godette di un discreto benessere, grazie anche alla buona posizione delle contrade, situate lungo la Valeriana (l'antichissima strada che attraversava la Valtellina) e la strada di monte che portava a Teglio.
Il paese ebbe un periodo di particolare fortuna nella prima metà del XV secolo con Stefano Quadrio, abile condottiero, fedele ai Visconti di Milano. Antiche tradizioni dicono che prese parte alla battaglia di Delebio del 1432 (erano in lotta Milanesi e Veneziani per il possesso della Valle, importante corridoio verso il Nord) e che con le sue truppe portò un validissimo contributo alla vittoria del Piccinino contro i soldati della Repubblica Veneta. Oltre che un uomo d'arme, Stefano Quadrio fu un abilissimo uomo d'affari: documenti certi testimoniano la sua importanza come operatore economico. Egli continuò le attività già intraprese dal padre Gaudenzio: fu proprietario fondiario, commerciante di vino, di ferro, di cereali, di stoffe, prestatore di denaro a mutuo e anche proprietario di bestiame affitato attraverso patti di soccida.
Risale dunque ben lontana nei tempi la capacità imprenditoriale dei Chiuraschi che seppero tenere ben vive le attività soprattutto nel campo artigianale. Nei secoli scorsi - e lo ricordano le due antiche vie alli Mulini e Opifici, sulle rive del Valfontana e di una Roggia da esso derivata - sorsero numerosi mulini e magli a cui si aggiunsero una filanda, delle segherie, una cabina elettrica e una distilleria di grappa.
Oggi i Chiuraschi dimostrano ancora una spiccata tendenza all'imprenditoria. Infatti a Chiuro spetta il primato delle case vinicole, ben quattro - Balgera, Negri, Nera e Rainoldi - che hanno un'area di mercato molto vasta: dalla Svizzera alla Germania e persino in America, dove le bottiglie "Valtellina" figurano nei menù dei più rinomati ristoranti.
Molto apprezzati sono pure la produzione di mobili, le officine meccaniche, la latteria sociale e i pezzotti.
Ben dice Giorgio Squarcia: "Oggi Chiuro può ancora vantare un tessuto economico indigeno, che affonda le sue radici nella stessa storia del Comune; ha subito le trasformazioni industriali al pari di tutte le altre realtà della zona, ma ha saputo cogliere, in queste trasformazioni, gli elementi, i messaggi e le occasioni per progredire, senza rinunciare alla propria identità, per adeguarsi e svilupparsi e assumere una leadership nell'area circostante, esaltando, pur nel legame con la tradizione, l'originaria vocazione imprenditoriale".
Tornando alle vicende storiche, si può asserire che anche nel Cinquecento Chiuro fu uno dei borghi più ragguardevoli del Terziere di Mezzo della Valtellina. Ebbe un momento di declino nel XVII secolo, durante le guerre di Valtellina, per il continuo passaggio di truppe e soprattutto per la peste del 1630 che portò da 850 a 250 gli abitanti del paese.
Nel XVIII secolo Chiuro attraversò certamente un momento di discreto benessere se potè abbellire le sue chiese e i suoi palazzi. E' il periodo in cui trionfa nel borgo la famiglia Quadrio de' Maria Pontaschielli che amplia e abbellisce la sua nobile dimora in via Borgo Francone.
Anche in Chiuro, alla notizia delle vittorie di Napoleone, si istituì una Società Patriottica, nella speranza di una libertà poi tramutatasi, sotto la Repubblica Cisalpina e il Regno d'Italia, in nuovi saccheggi, nuove spoliazioni e nuove tasse. E lo stesso fu quando la Valle, nel 1815, passò sotto il dominio austriaco.
Nel 1816 una tremenda carestia indebolì le risorse del paese. La popolazione di Chiuro, profondamente ferita, visse anni tristissimi, durante i quali si susseguirono altre carestie, inondazioni del Valfontana, il colera, la crittogama che infierì sui vigneti, l'atrofia del baco da seta e nuove gravi imposte governative.
Dal 1834 al 1848 visse a Chiuro, nella casa dei suoi avi, strettamente sorvegliato dalla polizia austriaca, il fiero patriota mazziniano Maurizio Quadrio (discendente di Stefano). Dopo una sconfitta nella Prima Guerra di Indipendenza egli prenderà di nuovo la via dell'esilio e non rivedrà più Chiuro, il "suo caro nido" che ebbe sempre nel cuore e che ricorderà nei suoi scritti con struggente tenerezza.
Nel 1859, con la fine della Seconda Guerra d'Indipendenza, Chiuro seguì le sorti di tutta la Valtellina; entrò a far parte del Regno di Sardegna e, nel 1861, del Regno d'Italia. La storia del piccolo borgo si confonde, da allora, con la grande storia d'Italia.