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Il centro storico di Chiuro Un itinerario alla scoperta di Chiuro non può che prendere le mosse dal luogo che ne costituisce il centro ideale e propulsore della memoria storica, la piazza Stefano Quadrio. A forma vagamente trapezoidale, la piazza principale del paese è intitolata a uno degli uomini più famosi di Chiuro, il condottiero Stefano Quadrio (1366?-1438).Piuttosto decentrata, verso limbocco di via Campanile, è la fontana in granito, a doppia base esagonale, costruita nel 1870; lacqua vi zampillava da una bocca di delfino con tre cannelle. Facendo il giro della piazza, partendo da Est in senso orario, si trovano: - il palazzo fortificato che la tradizione vuole di Stefano Quadrio (al n.17 portalino con stemma dei Quadrio sullarchitrave), oggi sede di una casa vinicola, che si presenta come risultato di numerose trasformazioni e continui adattamenti, in origine costituito da tutti i caseggiati delimitati da via Torre, via Ghibellini e la piazza stessa (allimbocco di via Torre si ergeva la poderosa torre che fu mozzata dai Grigioni nei primi anni della loro dominazione); - a Sud le case, oggi di proprietà Redaelli, Bruga, Balgera, appartenute in passato a facoltose famiglie (si vedono ancora allinterno interessanti archi e colonne e un affresco - nei locali del bar Sport - degni di essere conservati);- a Ovest la casa comunale, edificata negli anni Settanta del Novecento sullarea occupata in antico dalla casa Negrisoli, sede dellasilo infantile fino al 1968, quando fu costruita lattuale scuola materna; - a Nord i caratteristici, rustici barbacani, che sostengono lantico oratorio dedicato allImmacolata Concezione per gli esercizi spirituali della Confraternita di santa Marta. Sempre sul lato Nord seguono le case, ora di proprietà Balgera, che furono fino al 600 sede della casa parrocchiale e che presentavano un interessante porticato con poderose colonne, rimosso verso il 1930, ubicato nel punto in cui sorgeva il primo negozio di tessuti Balgera. Oltre le case Balgera, verso Est, si apre la bellissima Porta Maggiore del Cimitero di San Giacomo. Porta Maggiore del Cimitero di San Giacomo (sec. XVI), in stile gotico-veneziano. Il portale, in pietra verde di Tresivio, fu eseguito da Giovanni Galini di Corteno nel 1522. Bellissimo è larchitrave che, oltre a riportare lautografo dellautore (Jo Galini de Corteno fecit hoc opus), presenta al centro lo stemma di san Bernardino sorretto da due leggiadre figure, forse angeli, terminanti a forma di fiore e, ai lati, due ritratti raffiguranti di profilo il doge Antonio Grimani e un nobile Quadrio. Sulla cuspide dellarco ogivale lo stemma dei Quadrio e quello della Comunità di Chiuro, sormontati da una Madonna che sorregge il Bambino. Nella lunetta affresco della Pietà attribuito a Cipriano Valorsa, di pregevole fattura. Ai lati del Cristo san Giacomo Apostolo e santAndrea, i due patroni del paese, rappresentati come nella consueta iconografia. A sinistra del portale giganteggia un San Cristoforo, a destra è raffigurato Sansone che guarda verso la città di Gaza. Il portale è coperto da una caratteristica tettoia in legno a cavalletti intagliati, in buono stato di conservazione. Gli affreschi, restaurati nellestate del 1970, si stanno di nuovo deteriorando e la loro parte inferiore è irrimediabilmente perduta. Attraverso il portale si passa in largo Vallorsa, il sagrato della chiesa parrocchiale, intitolato al pittore grosino della seconda metà del XVI secolo Cipriano Valorsa, assai operoso a Chiuro in quel periodo. Il luogo, che anticamente godeva del privilegio dellimmunità, era delimitato e chiuso da quattro porte, delle quali oggi rimane solo la Porta Maggiore, e costituiva unarea sacra destinata a cimitero (il Cemeterio di San Jacomo). Su largo Vallorsa si affacciano lOratorio dei Confratelli, ricavato nel 1655 da alcuni locali dellantica canonica e dedicato nel 1690 allImmacolata (le colonne del protiro provengono dallOssario che era stato costruito sul sagrato nel 1700) e la casa parrocchiale, edificio risalente al XV secolo, più volte modificato fino ad assumere lattuale aspetto dopo il restauro integrale del 1970. La piazzetta è dominata dalla Chiesa parrocchiale di San Giacomo e Sant'Andrea, già esistente nel XIII secolo e rifatta, in varie fasi, a partire dal 1650 fino al 1896 (ampliamento verso Ovest). Lesterno presenta una facciata molto semplice, a capanna con timpano, appena abbellita, nella parte inferiore, da quattro lesene. Sopra il portale, pure timpanato e incorniciato in pietra, tre mosaici, recenti, rappresentanti Cristo al centro, san Giacomo e santAndrea ai lati. Il motivo delle lesene si ritrova lungo le pareti laterali, nella parte superiore delle quali si aprono finestre a forma di lunetta con moderne vetrate, in corrispondenza delle cappelle interne. Il campanile, a base quadrata, fu iniziato nel 1596 su disegno dei maestri comacini. Nellinterno, a una sola navata, trionfa il barocco (a eccezione della prima campata, aggiunta nel 1896 e decorata da Torildo Conconi negli anni Cinquanta), in una sorprendente scenografia decorativa di stucchi (alcuni di Agostino Silva) e statue; cornici dorate delimitano le campate, le cui volte a botte sono occupate da affreschi tra cui emergono grandi medaglioni, opere del pittore bergamasco Giuseppe Prina (primi anni del 700). In sequenza, dallingresso verso il presbiterio: la Predica di san Giacomo (ai lati due tondi con figure di angeli), San Giovanni Battista che indica Cristo a sant'Andrea (nelle vele angeli con gli strumenti della Passione e ghirlande), lApparizione di Nostra Signora del Pilar a san Giacomo (ai lati ancora due tondi con angeli). Lungo la navata si aprono quattro altari laterali: nel primo a destra Madonna che appare alle anime del Purgatorio di Gianolo Parravicini (1727), nel secondo a sinistra Crocefissione di Giacomo da Ponte (Bate) e Quattro Evangelisti, tela di pregevole fattura (in origine certamente una predella) attribuita al Valorsa. Sulla volta del presbiterio San Giacomo e santAndrea nella gloria di Dio, medaglione affrescato da G. Parravicini; nelle lunette laterali episodi della vita dei due santi, affrescate e in parte rinnovate da Giovanni Gavazzeni nel 1869. Lungo le pareti del presbiterio grandi tele di dubbia attribuzione (Parravicini): lAdorazione dei Magi, la Visita di Maria a Elisabetta, lAnnunciazione, lAdorazione dei pastori e la Circoncisione di Cristo. Notevole il ciborio di Michel Cogolo (1692) in legno intagliato e scolpito, dipinto e dorato, a forma di tempietto con pannelli rappresentanti scene bibliche e statuette di santi e dottori della Chiesa; pregevolissimo il coro intarsiato con figure di angeli, arredi liturgici, emblemi sacri e motivi floreali, opera di Pietro Brasca da Como (1527). Sulla parete sinistra del presbiterio si trova un tabernacolo (sec. XVI) in marmo per gli oli santi elegantemente scolpito, e alla fine della navata un interessante leggio in noce del sec. XVI. Pure degni di nota sono lorgano (sopra lingresso principale), opera di Andrea Rinaldi con intagli di Mathias Peter e indorature di Andrea Mazza (1767), due stendardi (sotto la cantoria) finemente lavorati raffiguranti lImmacolata (1583) e san Giacomo e santAndrea in adorazione del Santissimo (1840) e il Battistero (a sinistra dellentrata), con vasca in marmo e copertura lignea. Di nuovo allesterno, a sinistra della parrocchiale si trovano il Portichetto Cimitero e la Cappella dei Disciplini, costruzione a due campate che costituisce oggi lingresso alla casa parrocchiale. Il complesso, risalente al Cinquecento e originariamente destinato a cimitero e cappella della Confraternita dei Disciplini, presenta affreschi (in precario stato di conservazione) di soggetti diversi, opere di Cipriano Valorsa col figlio Angelo e di Aluvisio Valloni con aiuti. Fra tutti spicca, nella parete di fondo, Santa Marta e i Disciplini (la patrona della Confraternita accoglie sotto il suo manto i confratelli, vestiti di bianco e incappucciati); nella parete a sinistra un altro grande affresco, raffigurante una resurrezione, forse del figlio della vedova di Naim; nella volta della prima campata i quattro Evangelisti entro quattro spicchi limitati da un fregio. Nella seconda campata, sopra il portale daccesso alla casa parrocchiale, sepoltura di Cristo, notevolmente deteriorata, angeli con ceri ai lati, e medaglioni con i ritratti del Rettore dei Disciplini e del prevosto dellepoca Gaspare Quadrio. Nella volta angeli recanti i simboli della Passione.Pure affrescati sono larco dingresso al portichetto (Annunciazione) e gli intradossi (santi e profeti). Una scaletta, venuta alla luce durante i lavori di restauro della casa parrocchiale (1969-70) porta alla cappella; vi affiorano sinopie e affreschi rappresentanti lAnnunciazione, San Defendente, Santa Marta (nel lunotto di fondo); San Rocco e Santa Lucia (nel muro di sinistra), anteriori a quelli della parete di fondo. Palazzo Quadrio de Maria Pontaschelli (sec.XVI-XVIII), oggi di proprietà Balgera. Attraverso un portale di forme settecentesche si accede allampio cortile, caratterizzato al centro da una passerella sostenuta da colonne, che unisce il corpo principale della costruzione a un giardino, sul fondo da un portale a sesto acuto con larme dei Quadrio e finestre con balconcini e, a destra, da un porticato a cinque arcate. Di qui uno scalone porta al primo piano dove sono alcune sale interamente affrescate: nella prima grande medaglione sul soffitto (Il ratto dEuropa), finissime decorazioni a stucco e camino in marmo policromo, nella seconda e nella terza Storia di Giuseppe e Episodi della vita di Mosè (opere un tempo attribuite a Cesare Ligari e, più recentemente, a G. Prina o Antonio Torricelli).Dellantico giardino del palazzo, «superbo modello in Valtellina di viridario lombardo del Settecento», rimane oggi uninteressante edicola alla quale si accede da una lunga scalinata. Proseguendo per lantica via Borgo Francone, adiacente al palazzo Quadrio-Pontaschelli, è un portale a tutto sesto, con stemma dei Gaifassi nella chiave, che immette in un cortiletto con loggia lignea (datazione dubbia) a due piani, in stato di quasi completo abbandono; da notare i capitelli a dado intagliati con motivi a cerchi concentrici, larme dei Quadrio (in alto al centro) e i capitelli delle travi con le tre borchie che pure richiamano il motivo dellinsegna della nobile famiglia. Lungo la stessa via, di fronte al palazzo Quadrio-Pontaschelli si trova un massiccio complesso di abitazioni signorili già appartenute ai Quadrio (casa Rainoldi ed ex-casa Menatti) e, più avanti sempre sulla destra, casa Gandola-Quadrio, in parte quattrocentesca, ornata internamente da archi, colonne e con un interessante giardino. La strada, verso Est, piega decisamente a destra per continuare con via Opifici, anticamente fiancheggiata, sulla sinistra, da parecchi opifici alimentati dalla Roggia, che scorre poco discosto, quasi parallela alla via. Un piccolo piazzale, largo Besta de Gatti, con casa-torre del XV-XVI secolo, ora completamente rifatta (n.41), e arco sormontato da affresco popolare, funge da crocevia con via Rusca (a destra), lantica Contrada Bella, un tempo zona di residenza delle più autorevoli famiglie del paese, delle cui abitazioni ancora rimangono consistenti tracce.Al n.31, non visibile dalla strada, è Casa Cilichini (secc. XV-XVI, con successive, notevoli alterazioni), a cui si accede attraverso un andito coperto che introduce in un cortile chiuso a Nord dallinteressante facciata con possenti portici a piano terra, elegante loggiato con quattro archi sostenuti da colonnette in serizzo al primo piano e sormontati da sfondati di colombaia a forma quadrata con decorazioni geometriche. Allinterno sala con interessantissimo affresco databile attorno al XV secolo rappresentante una festa (forse nuziale). Più avanti, al n.8, casa Giana (secc. XVI-XVII), anticamente di proprietà Gatti, con portale ad arco in pietra, corte con portico a colonne (visibile da via Opifici) e allinterno, scale in pietra con volte. Al termine della via, allangolo con largo Curzio, si trova la nobile Casa Gatti (secc. XV-XVIII), oggi disabitata, un tempo appartenuta ai Gatti, Besta de Gatti, Guicciardi e Grazzani. Al n.6, portalino in pietra con architrave e stemma de Gatti, fregi decorativi, stipiti in pietra alle porte e alle finestre; verso Sud-Est (visibile da via Opifici) bellissima facciata con torretta, archi su colonnine al primo piano, finestre architravate al secondo e arcate con cornice colorata al terzo. Da largo Curzio, una caratteristica viuzza, la Strencia (Stretta), porta, a Sud, allincrocio tra via Ghibellini e via Torre, le due strade che delimitavano il palazzo fortificato di Stefano Quadrio. Si faccia il giro delledificio, notando, al n.7 di via Ghibellini, il portale stemmato di casa Borinelli (cortiletto con portico, torchio, soffitto in legno a cassettoni allinterno); in fondo a via Ghibellini, il portone archiacuto con stemma in chiave; in via Torre, il tetro muraglione con caditoia a cappa e portone (la parte più fortificata del palazzo). San Carlo e le zone periferiche Di nuovo in piazza Stefano Quadrio, seguendo verso Ovest corso Maurizio Quadrio, si incontrano sulla sinistra ledifico scolastico, costruito tra il 1890 e il 1892, recentemente rinnovato e ampliato, e sulla destra, al n.24, leggermente discosta dalla via, la casa avìta di Maurizio Quadrio (che ospita oggi unazienda vinicola), con portico allesterno e scalone e salone donore affrescato e stuccato allinterno.La moderna e rettilinea via IV Novembre conduce, in località San Carlo, alla Chiesa della Beata Vergine Maria della Neve e di San Carlo (secc. XVII-XVIII). Lesterno, con facciata a capanna ornata da tre statue di Alessandro Casella (la Vergine, San Carlo, SantAndrea) è caratterizzato dal pronao affrescato sorretto da colonne in serizzo provenienti dalla parrocchiale e dallagile campanile con cupoletta a bulbo. Imponente ed elegante il portale in marmi policromi di Carlo Domenico Giudice (1773), chiuso da un bel cancello in ferro battuto. Allinterno notevoli i medaglioni affrescati della volta, di Cesare Ligari (1767). Vi sono rappresentate, chiuse da pregevoli quadrature di Giuseppe Coduri, lAssunzione di Maria, la Madonna della Neve, lAllegoria della Verità. Fra gli altari laterali, da segnalare il primo a sinistra, con un San Vincenzo Ferreri, riproduzione di un olio su tela di Giuseppe Antonio Petrini (loriginale è custodito altrove), del XVIII secolo; il secondo a sinistra, con pala di Luigi Reali (Sposalizio della Vergine) del 600; il secondo a destra, con stucchi di qualità di A. Casella (sec. XVII). Sulle pareti della navata due grandi tele: a destra il Miracolo della Madonna della Neve di G. Prina (1716), a sinistra La regina Ester davanti ad Assuero, di autore ignoto del XVIII secolo. Il presbiterio, dominato dal monumentale altar maggiore in marmi policromi, presenta sulle pareti laterali due tele di G. Parravicini (a destra San Carlo che somministra lEucarestia agli appestati, a sinistra San Carlo che dispensa lelemosina ai poveri). Pure di rilievo sono il coro ligneo del Settecento e, in sacrestia, un grande armadio con finissimi intarsi in madreperla e decorazioni floreali (sec. XVIII). Seguendo via Trento, che corre quasi parallelamente a via IV Novembre, si giunge, nei pressi del cimitero, alla Chiesa di SantAntonio, piccolo edificio del XV secolo, ampliato nel 1617 e nel 1824, sormontato da cavaliere con campana; allinterno frammenti di affreschi quattro-cinquecenteschi di buona fattura (SantAntonio abate, San Pietro martire, San Bernardino da Siena e altri). CASTIONETTO Unampia strada, dalla località Ponticello a Est del centro di Chiuro, dopo aver superato il torrente Valfontana, raggiunge, attraverso una bella zona caratterizzata dalla coltivazione a terrazze della vite, la frazione di Castionetto. Allaltezza del cimitero (km. 2,5 circa), una deviazione a destra porta alla Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, risalente ai primi secoli dopo il Mille, in bellissima posizione panoramica. In origine chiesa monastica, ledificio ha una facciata a capanna con quattro lesene interrotte a metà da un cornicione, bellissimo rosone a raggiera in marmo bianco, portale barocco con timpano spezzato. Interessante il campanile in stile romanico primitivo a cuspide piramidale, con monofore e bifore, unico elemento architettonico che rimanda alla costruzione originaria.Nel semplice interno (a una navata con volta a botte e cornicione alla base e due soli altari laterali) due eleganti acquasantiere in pietra verde, incassate nel muro alla porta principale e a quella meridionale, e una tela con il Martirio di san Bartolomeo, del XVII secolo. A fianco della chiesa, rifatto in epoca moderna, si trova ledificio che fu già monastero e canonica. Tornati sulla panoramica verso Teglio (dalla località Madonnina una strada a sinistra porta a Ca Fancoli, una delle tante contrade che costituiscono la frazione, con belle case rustiche appartenute alla famiglia Tarchini), si prosegue fino oltre le scuole elementari per prendere a sinistra una deviazione che conduce, dopo circa un chilometro (si noti, al n.16 di via Menatti, il bel complesso di case con terrazza a due rampe di scale in pietra) alla Torre di Castionetto. Torre di Castionetto (secc. XII-XIII), poderosa costruzione in pietra a base quadrata, posta in posizione dominante fra castagneti, certamente appartenuta alla famiglia Quadrio. La severa fronte, rivolta verso la valle, ècaratterizzata da tre aperture, di cui quella inferiore non originaria.Notevole è quella del primo piano, a conci regolari, che costituiva lingresso vero e proprio della torre, a cui si accedeva mediante scala retrattile. Il secondo piano era ed è raggiungibile dal primo attraverso una scala con volta a botte ricavata nel muro di sinistra. Il recente intervento di restauro a cui è stato sottoposto ledificio ha provveduto al completamento della finestra del secondo piano (originale solo il concio che costituisce la chiave di volta), alla chiusura, in basso a destra, di unampia sbrecciatura praticata nella seconda metà del secolo scorso al fine di recuperare materiale da costruzione, alla creazione di spazi e infrastrutture interni e alla realizzazione dellaltana in ferro e vetro che funge da copertura. Oltre la Torre la strada (tutta asfaltata) continua, attraversando selve e boschi fino allalpe Dalico, un tempo zona di pascolo estivo, oggi meta di rilassanti gite domenicali. Lungo la strada, allaltezza della località Dossello, una deviazione a sinistra (carrareccia), costeggiando il torrente, porta ai Dusi, e di qui al ponte di Premelè in Valfontana. CASACCE A Ovest del centro di Chiuro, lungo la strada statale dello Stelvio e a Sud di questa, si estende la frazione di Casacce, che costituisce ormai un tuttuno con S.Carlo e il resto del paese. Casacce, casae veterae, case vecchie, appare in documenti del Trecento, anche se la vera nascita del centro abitato è da attribuire al passaggio della strada dello Stelvio, dopo il 1816.È di quellepoca la costruzione di alcuni edifici tra cui una capace stalla per il cambio dei cavalli e una posteria, accanto a una casa che ancora oggi è chiamata la Filanda, dove si torceva la seta. Il nucleo più antico del paese è comunque da ricercare nellattuale vicolo Marchesi, ormai quasi completamente abbandonato. Casacce conta poco più di duecento abitanti, è fornita di una piccola, moderna chiesa, posta sul territorio del comune di Ponte, sotto la cui amministrazione si trova la parte più a Ovest del paese. Fotografie di Edy Giovanazzi |